Alan Friedman:
"l’economia italiana può ancora crescere, ecco le mie proposte."

Internazionalizzazione, meritocrazia, sostenibilità. Senza dimenticare le donne. È questo l’elenco delle priorità che le imprese dovrebbero darsi per tornare a crescere secondo il noto economista. Che non crede nei grandi proclami, ma nei passi concreti.

La ricetta per far ripartire l’Italia c’è, anche se non prevede grandi colpi di scena. È questa l’opinione di Alan Friedman, giornalista, economista e anchorman televisivo noto per le sue capacità di divulgazione delle grandi leggi che regolano l’economia internazionale.

Friedman intervenuto all’ultima assemblea dei soci di CIRFOOD, dove ha illustrato l’attuale contesto economico dell’Italia, quello in cui la cooperativa si trova a fare le proprie scelte d’impresa.

“L’Italia ha una crescita fievole e una disoccupazione a macchia di leopardo, nel senso che ci sono parti del Sud dove la disoccupazione giovanile raggiunge il 50%, poi ci sono zone del Nord, come il Veneto, o il Friuli, dove la disoccupazione quasi non esiste: a livello generale si assesta al 3-4%, a quella giovanile al 10-15%. Nei centri d’impiego si riescono a ricollocare solo il 3% di chi chiede un posto, mentre in Germania o in Inghilterra siamo al 20%. Il sistema, quindi, non funziona. Occorre capire che non è più l’epoca del posto garantito per la vita e non esiste più un lavoro in un’azienda per 40 anni. Oggi è necessario essere più flessibili, a tutte le età, perché la tecnologia porterà dei cambiamenti epocali per cui alcuni posti di lavoro scompariranno e ne nasceranno altri”.

Nel suo ultimo libro “Dieci cose da sapere sull’economia prima che sia troppo tardi”, lei affronta di petto alcune delle grandi questioni del nostro tempo. Una delle amare verità è che l’Italia non cresce più. Cosa servirebbe a far ripartire l’economia?

Per portare avanti una crescita sostenibile per l’Italia sono necessarie una serie di misure che sono poco attraenti, come estendere la detassazione per l’istruzione dei giovani, concludere la riforma della Pubblica Amministrazione; creare un sistema di giustizia civile più prevedibile, più certo, più veloce e più snello; cercare anche di dare premi salariali; creare più meritocrazia nell’economia, sia nel settore pubblico sia nel settore privato; lavorare sulla riduzione del debito non in modo “drammatico”, ma piano piano, così da dare segnali ai mercati; e certamente cercare di incentivare l’occupazione femminile, perché nei Paesi dove ci sono più donne al lavoro - e l’Italia è sotto la media europea - c’è più crescita.

Quali sono le responsabilità delle aziende italiane in questo contesto e quale dovrebbe essere il loro ruolo per favorire la sostenibilità?

Le imprese italiane, da sempre, hanno imparato a portare avanti il loro lavoro nonostante il “governo del giorno”. Le loro priorità in questo momento riguardano: l’internazionalizzazione, ovvero la ricerca di nuovi business e nuovi clienti anche all’estero, perché l’economia italiana non ha una domanda interna abbastanza forte per garantire una crescita sufficiente. La seconda priorità è la meritocrazia: le imprese devono incentivare e premiare i dipendenti migliori. Infine, nonostante il fatto che non sempre il governo è amico delle imprese, le aziende devono cercare di portare avanti una politica sensata, con costi sotto controllo ed espansione nei mercati più digitali e più giovani.

 

In un momento economico come l’attuale, in che modo la sostenibilità può essere la chiave per cogliere nuove opportunità di business e distinguersi dai competitor?

Lo sviluppo sostenibile non è solo uno slogan, non è solo la scelta di qualcuno che vuole essere “politically correct”. Lo sviluppo sostenibile è buono per i profitti, per l’economia e per i dipendenti. Il rispetto dell’ambiente e degli stakeholder (che – ricordiamo - non sono solo gli azionisti, ma anche i dipendenti) serve a creare un senso di comunità; tutelare l’istruzione, la cultura e anche creare gli asili nido per le giovani mamme… sono tutti elementi che rendono una società più conviviale e più profittevole.